Ce n’est pas un monde bone

Starring Giovanna Mezzogiorno

A ROCKETT production
Interview to Giovanna Mezzogiorno by Chiara Del Zanno

«Quello che mi fa piacere è che vengo fermata dalle donne. So anche perché: non sono un’antagonista, non mi sono mai posta come una competitor, non mi sono mai proposta come un modello da seguire. Le donne non si sentono meno, se mi guardano. E questo lo trovo un grande risultato».

Giovanna Mezzogiorno inaugura Déluge Dédié, il nuovo formato editoriale di Déluge con un numero monografico interamente dedicato a un artista. Iniziamo con un’attrice che, negli ultimi venticinque anni, è stata al centro di alcune delle stagioni più significative del cinema italiano, con titoli come L’ultimo bacio, La finestra di fronte, Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni, La bestia nel cuore e poi quello che ha sempre definito il suo podio, Vincere, «per la difficoltà e per il fatto di avercela
fatta. Per me è un capolavoro di Marco Bellocchio. Ha narrato una storia sconosciuta in maniera profonda, inquietante, che non può non lasciare il segno».

Oggi Mezzogiorno tifa apertamente per un ricambio generazionale («è giusto così», dice lei, ma è tutt’altro che scontato), mentre per Déluge torna a ripercorrere gli anni in cui il suo volto è diventato quello di un’intera generazione: «Quel momento ha segnato un cambiamento epocale, sono scoppiati dei registi nuovi. Gabriele Muccino ha girato un film oggettivamente innovativo, Ferzan Özpetek ha portato un’innovazione nel narrare delle storie d’amore toccando temi che non erano stati veramente trattati. Sono stati anni in cui c’è stato un cambiamento radicale».

Intensa e generosa nel raccontarsi, nell’intervista attraversa anche le radici del suo mestiere, gli anni del liceo, le amicizie, il rapporto con il mondo del cinema e quello con la famiglia: «Mia madre è sempre stata il capo a casa, anche di mio padre. Non si passava senza il suo consenso. Negli anni ’70 ha aiutato tantissimo mio padre a diventare un attore del cinema d’autore, con Francesco Rosi, Giuliano Montaldo, Nino Manfredi. La prima volta che le ho disobbedito è stata per Sarah Kane. Mi disse: “Non lo fare, perché non sei in grado”».

«C’è sempre stata una grande intesa con gli autori con cui ho lavorato. Prima del copione, mi interessa la persona. Se non c’è feeling, non riesco. È difficile che io su un set non mi senta a casa mia, ma è un posto in cui comunque ti devi fare rispettare. Perché la mancanza di rispetto, che io per vent’anni non ho mai visto, è dietro l’angolo. Non è un mondo buono».

Interview

Giovanna Mezzogiorno

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