A Chi Appartiene La Mostra Del Cinema

 

E siamo ancora qua, eh già. Sono giorni che mi ronza in testa il celebre ritornello della canzone di Vasco, sin da quando ho messo piede al Lido per partecipare a Venezia 83. Quest’anno la kermesse è stata sotto l’occhio del ciclone per diversi aspetti, ma nonostante le critiche, l’assenza di talent, il caro prezzi, siamo ancora tutti qua. Ma perché?

Sonia Serafini A Chi Appartiene La Mostra Del Cinema?La Mostra del Cinema è un luogo molto, molto particolare, uno dei pochissimi posti al mondo dove poter vedere da vicino alcune delle star più famose del mondo uscire da un hotel a piedi, proprio mentre, sotto gli archi a due passi da loro, qualcuno prende un gelato. Il Lido si trasforma in un posto sospeso e, a suo modo, estremo. Con i suoi prezzi esagerati, le file, le distanze logistiche da giochi senza frontiere, la gente e quell’incredibile, nonostante tutto, desiderio di esserci.
E poi ci sono i fan, che sono una categoria a parte. Quest’anno, poi, hanno battuto tutti i record, presentandosi in fila già dal 29 agosto. Ore sotto il sole, accampati con tende, acqua e tutto il necessario per sopravvivere giorni all’aperto, tutto pur di essere in prima fila davanti ai loro beniamini. Per ricevere un saluto, un autografo, i più fortunati un selfie.

Tutto questo perché il cinema è anche desiderio. Lo è, nonostante tutto. Il problema è che intorno a questo desiderio è cresciuta un’industria enorme, che comincia però a mostrare qualche crepa, qualche malfunzionamento nell’ingranaggio.

Si è fatto un gran parlare del caro prezzi di quest’anno. Sui social, un noto ufficio stampa ha fatto circolare la foto di una poltrona reclinabile che le era stata offerta come sistemazione a 50 euro al giorno. Fa ridere? Sì. Ma fa anche riflettere, perché non era uno scherzo. Ormai al Lido si affittano persino lettini in spiaggia come alloggio, pur di guadagnare.

Si è persa la ragione e tutto sembra essere diventato un’occasione per monetizzare. Anche una cena post-proiezione ormai richiede un investimento economico non indifferente. E qui il problema non è soltanto quanto costa dormire o mangiare a Venezia durante la Mostra. È quanto costa, complessivamente, lavorare a Venezia.
Perché questo dovrebbe rimanere un luogo di lavoro, dove si viene per lavorare, incontrare persone, promuovere film e costruire relazioni. E qui arriviamo al tasto dolente di quest’anno: i talent.
O meglio, alla polemica sull’assenza dei grandi nomi americani. Ma un festival come Venezia è ancora imprescindibile per Hollywood?

Il rapporto tra festival e industria americana è cambiato. Portare un film al Lido significa garantirgli una vetrina internazionale enorme, ma anche sottoporre immediatamente al giudizio della critica. E quello che abbiamo visto con il film di apertura di Danny Boyle, INK, è che oggi una recensione, un commento, un pensiero, negativo non rimangono confinati sulle pagine di un giornale: nel giro di poche ore diventano conversazione sui social, headline, news, e tutto questo può condizionare la percezione di un film ancora prima della sua uscita in sala.

L’esempio di Joker: Folie à Deux ha mostrato molto bene il rovescio della medaglia. Il film arrivò a Venezia nel 2024 con aspettative altissime sia di critica che di pubblico, l’accoglienza fu tutt’altro che unanime e il film non riuscì poi a trasformare quell’enorme attenzione iniziale in un risultato commerciale all’altezza delle aspettative.
Per una distribuzione questo significa investire in una grande operazione internazionale, spostare talent, organizzare attività stampa, eventi, hospitality e marketing, sapendo che il festival può amplificare il successo di un film ma anche, con la stessa velocità, amplificarne le debolezze. A questo punto, prima di partecipare ad un festival come Venezia ci si pensa due volte. Anche se si è convinti di avere un grande film.

Di sicuro l’episodio Joker è stato una cartina di tornasole per un’industria che oggi deve valutare ogni investimento con molta più attenzione. E questo dovrebbe dire qualcosa anche sull’ambiente cinematografico. Per uno studio di distribuzione, quindi, la presenza a Venezia è anche e soprattutto, una scommessa. Solo che le occasioni per fare questa scommessa, sono sempre meno. Soprattutto se ormai la promozione può passare da altri momenti della stagione e altri canali.
Questa è un’analisi da fare senza puntare il dito inutilmente verso un direttore artistico instancabile e il suo staff che di sicuro sarebbero felicissimi di avere quei talent sul red carpet.
Forse la domanda da porsi è se Hollywood ha davvero ancora bisogno di Venezia, e soprattutto di quale versione di Venezia. Il valore di una kermesse come questa è enorme, ma deve fare i conti con un’industria che ragiona solo attraverso il business. Allora, come riportare il lido a quella dimensione internazionale, al glamour e all’esclusività che lo rendevano un posto irrinunciabile?
Come far tornare lo storico Excelsior Hotel il cuore pulsante della Mostra del Cinema e non un semplice luogo di villeggiatura?Ma quindi, a chi appartiene davvero la Mostra? Al pubblico, ai talent, alle distribuzioni, ai brand oppure a nessuno di loro? Forse solo al cinema, ma oggi intorno al cinema si è costruito un sistema enorme, con esigenze spesso diverse e difficili da conciliare. La vera sfida è quella di trovare un equilibrio senza perdere il valore che ha reso il Lido uno dei luoghi più importanti del cinema internazionale.

Perché nonostante tutto, i prezzi, il caldo, le zanzare, le assenze, le code, siamo ancora tutti qua.
Resta da capire per quanto ancora il suo potere di attrazione sarà tale da farci dire: “eh già.“

–  Testo di Sonia Serafini

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