Un uomo in smoking

 

Un uomo in smoking cammina mosso dal bianco e nero della pellicola; il fiocco nero, il fazzoletto nel taschino, l’andatura dettata dalla consapevolezza di essere guardato. Dietro di lui la Mostra del Cinema di Venezia, con le bandiere issate contro un cielo che sembra dipinto apposta per l’occasione, si materializza nella sua scintillante patina annuale, ed è come se ogni bandiera custodisse una promessa diversa. La folla si accalca ai margini del red carpet, il caldo si mescola all’attesa, dove qualcosa di simile alla felicità, quella sospensione prima che accada tutto quello per cui si è venuti fin qui, vibra nell’aria.

Mostra Cinema Venezia 2026

Poco più in là uno schermo alto due piani trasmette in diretta il photocall, un gruppo di fotografi che stringono tra loro una star riconoscibile a colpo d’occhio, e sotto di esso delle ragazze allungano il telefono sopra le teste centinaia di teste, ridendo, col batticuore e gli occhi illuminati, inseguendo un’immagine sfocata che per loro varrà un ricordo magnifico. È bello pensare che in quell’istante tutti stiano recitando la stessa parte con sincero entusiasmo, chi sul tappeto rosso e chi ai suoi bordi, chi attracca con una lancia all’Excelsior e chi osserva i maxi poster dei film manifestando il proprio nome sopra. Il festival e il sogno che vende parlano la stessa lingua, ed è una lingua che a Venezia, per due settimane, sembra vera per chiunque scelga di crederci.
Nanni Moretti, nel suo ultimo film qui in concorso, ci ricorda che le occasioni sono come le orecchie, sempre in coppia, non ne arriva mai una da sola. Alla Mostra questo sembra moltiplicarsi all’infinito, come se ogni sera fosse un’unica grande occasione condivisa, quella di chi sfila e quella di chi guarda, e la distanza tra le due si assottiglia a ogni flash. Gli aspiranti attori accanto ai divi consacrati, i registi che inseguono un finanziamento accanto ai fan che smaniano per una firma, tutti dentro la stessa cornice, tutti un passetto più vicini al proprio sogno.
Quando poi cala la sera e le finestre delle palazzine e delle ville si accendono una dopo l’altra, il Lido si mostra senza trucco, nella sua reale essenza: un lembo di terra stretto tra due acque, dove per due settimane l’anno il cinema continua a far sognare anche chi non è ancora seduto in sala.

– testo di Gabriella Giliberti

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