“You And I Are Gonna Live Forever”
I film americani, dopo Cannes, avranno anche disertato la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, ma al Lido di Venezia è rimasto il grande cinema. Quello d’autore, che ha qualcosa da dire sul presente. E anche quello italiano, in presenza massiccia, con veterani quali Nanni Moretti, di nuovo in concorso dopo 37 anni con Succederà questa notte, e giovani talenti importanti per ripensare e rendere più ambiziosa la nostra industria, come Paolo Strippoli con L’estranea.
Il fil rouge di questa edizione è molto probabilmente la fede nelle nuove generazioni, che si ritrovano a dover ereditare un bel disastro, senza dimenticare il passato. “Buona fortuna con la democrazia” dice John Malkovich in Wild Horse 9 di Martin McDonagh a una ragazza cilena. E se le splendide studentesse del film di Kore’eda, Look Back, provano a immaginare il futuro disegnandolo, in Possible Love di Lee Chang-dong è proprio il racconto cinematografico a diventare occasione di ripensare la vita (e la lotta di classe).
Il domani, da reinventare in fretta, non è mai sembrato così vicino. E c’è quindi anche chi sembra suggerire la necessità di una maggiore comprensione, soprattutto laddove i conflitti sembrano insormontabili. Il documentario Oasis: Don’t Look Back in Anger mostra un perdono possibile. Se anche i fratelli Gallagher si sono riabbracciati, possiamo provarci anche noi. Mentre NAZA, probabilmente il titolo più importante mostrato a Venezia, mette a nudo una verità per troppo tempo negata, da cui si deve ripartire.
Tra red carpet, première scintillanti e feste, un dito è stato puntato verso chi racconta tutto questo. Che responsabilità abbiamo noi, che guardiamo e scriviamo ciò che ci sta attorno, nel plasmare la realtà? A giudicare dai giornalisti megalomani mostrati in Ink di Danny Boyle e Primetime di Lance Oppenheim, molta. Lasciamo Venezia con il desiderio di tornare a mostrare al pubblico, e ai lettori, la possibilità di essere la versione migliore di se stessi, invece che istigarli verso il basso. Proprio come la protagonista di Woman Unknown, il Leone d’Oro, che prova a sopravvivere nonostante le scelte sbagliate.
– Testo di Valentina Ariete






