Millewood

Starring Mille

A ROCKETT production
Interview to Mille by Chiara Del Zanno

«Mi piaceva che fosse un numero, e poi risultava facile: “Grazie mille” lo dicono tutti, no? È una parola che suona molto e mi sento sempre nominare, che comunque fa bene all’autostima. Mio padre mi chiamava Garibaldi perché giocavo ad andarmene di casa con i peluche e le barbie, tutta la mia spedizione dei mille».

Libera, spiritosa e squisitamente autoironica, Elisa Pucci in arte Mille è la cover del nuovo numero di Déluge! Abbiamo immaginato Millewood e l’abbiamo ricostruita così: un set in scala nel nostro studio, con un folle gioco di dimensioni e livelli, per tuffarci nel mondo unico di questa artista, insieme a un’intervista che la raccontasse davvero. Dalla bambina cresciuta a Velletri, che voleva «andare ovunque, purché fosse altrove», alla cantautrice versatile che non ha fretta di bruciare le tappe, e che ha scelto di costruire ogni dettaglio della sua carriera, a partire da questa immagine così potente, che cura personalmente. «Per me è fondamentale, perché quello che si vede esternamente è molto spesso anche il risultato di quello che c’è internamente. Vivo la musica come un grande contenitore, scegliere cosa indossare è una forma di fare musica che attinge ad altri strumenti. Tutto quello che noi diventiamo lo costruiamo, quando mi trucco è come se fossi una pittrice».

Con una scrittura cinematografica, un gusto che fa da ponte tra generazioni e una voce che rimanda al grande cantautorato italiano, ma che non è uguale a nessun’altra, Elisa Pucci viaggia controcorrente e non ha più paura, né del successo né di dover scendere a compromessi con l’industria: «Mi contorno di persone molto intelligenti che non mi hanno mai detto: “Mo’ te famo bionda e te mettemo una bella minigonna” Anche scegliere con chi lavorare fa parte del gioco». «Mi fa molto piacere pensare che qualcuno possa sentire la mia voce come qualcosa che ti riporta a casa. Avevo un blocco dichiarato: quandoa 8 anni cantavo in italiano, mio fratello mi prendeva in giro. Quindi per non farmi comprendere da lui e dai miei vicini, ho iniziato a scrivere in inglese. Era una copertina di Linus. Poi c’è stato uno switch in italiano con Qualcosa di Stupendo, lì ho proprio detto: c’è un prima e un dopo».