He Deserves A Lifetime Achievement Award
Starring Luca Ward
A ROCKETT production
Interview to Luca Ward by Chiara Del Zanno
A ROCKETT production
Interview to Luca Ward by Chiara Del Zanno
«I grandi del doppiaggio mi dicevano: “Luche’, lascia perdere, il doppiaggio non è per te”. Poi qualcosa si è sbloccato. Feci Eric Roberts nel film A 30 secondi dalla fine, e da lì una carriera che è volata». Autodidatta con un inizio da marinaio in piena tempesta, Luca Ward si racconta a Déluge senza esclusione di colpi: «Ero l’ultimo tra i miei fratelli. Andrea e Monica il meccanismo del doppiaggio l’hanno capito subito, io no. Il fatto di recitare seguendo una respirazione che non è la tua è una difficoltà importante».
Ci racconta il primo amore non ricambiato a 15 anni, mentre in cuffia suonava Baglioni, i retroscena di quella famosa battuta del Gladiatore che ha fatto la storia (“Al mio segnale scatenate l’inferno”) e poi come funzionano i provini, i voice test, e come cambia l’approccio di fronte a un poliziesco americano o a un soldato dell’antica Roma: «Con Russell Crowe farei una cena a bordo di un veliero, ricordando Master & Commander, dove secondo me lui è stato magnifico. In sala mi sono commosso un paio di volte, ad esempio mentre doppiavo la scena finale di The Horseman». Tra poco sarà in tournée con un nuovo spettacolo, Oggi voglio essere me stesso, in cui racconta l’uomo dietro la voce, i segreti del mestiere e i ricordi dell’epoca in cui è cresciuto. Ma, soprattutto, in cui interagisce proprio con gli spettatori: «Il pubblico sale sul palco e diventa parte integrante dello spettacolo. Gli faccio doppiare i film, da Highlander a Braveheart, Il Gladiatore, 007, Via col vento. Scelgono loro in grande libertà, e scopri anche dei talenti. Gli faccio capire questo grande mondo del doppiaggio, perché in Italia se ne parla sempre nel modo sbagliato».
Impossibile, infatti, non chiedergli la sua opinione su tutte le polemiche che colpiscono il mondo del doppiaggio: «Il cinema italiano deve moltissimo al doppiaggio. La qualità si è abbassata in tanti settori, di certo non solo nel nostro. Siamo passati da un settore che era puramente meritocratico a uno che guarda spesso ai fenomeni, agli Youtubers, a quelli con i milioni di followers. Oggi con un clic puoi guardarli anche in lingua originale, quindi la trovo una polemica assolutamente sterile. I film ognuno li vede come diavolo vuole».