Scratch my back
Starring Arianna Porcelli Safonov
A ROCKETT production
Interview to Arianna Porcelli Safonov by Margherita Bordino
A ROCKETT production
Interview to Arianna Porcelli Safonov by Margherita Bordino
Il sarcasmo è la sua cifra stilistica, unito alla capacità di convertire la rabbia in una riflessione intelligente, e di trattare temi attuali con un approccio tagliente eppure delicatissimo. «Io vorrei che semplicemente fossero i miei racconti a parlare. Metto dentro la scrittura tanta rabbia, perché la satira ha il suo focolaio dentro all’insoddisfazione critica di ciò che noi vediamo. Ce n’è ancora tanta e quindi sono contenta, perché vuol dire che ho tanto repertorio».
Tra i protagonisti del nuovo numero di Déluge, Arianna Porcelli Safonov accetta di definirsi con una sola frase: «Scrivo cose molto tristi che disgraziatamente fanno ridere le persone». Questa estate porta in scena un tour «maniacale», uno spettacolo diverso ogni sera, con microcosmi da scoprire e scenografie immaginarie: «È un lavoro che avrei dovuto fare a vent’anni e che mi ritrovo a fare a più di quaranta… Come la maggior parte degli italiani, no? Gavette millenarie, a differenza degli americani».
«I giovani di oggi fanno psicoterapia, noi non la facevamo. Per cui siamo dei rottami, però abbiamo degli archivi da capogiro. Siamo l’ultima generazione che scriveva su carta», racconta lei, che nel suo podcast per RaiPlay Famiglia e altre cose velenose si mette a confronto con la sua stessa psicoterapeuta, per esplorare dinamiche e ruoli familiari.
«Se ho avuto paura? Ma no! Ho già talmente tanti guai con i miei familiari, che non c’era questo rischio», dice scherzando. «Forse l’unico timore è quello di raccontare la famiglia per quello che è, cioè una tradizione. Io sono convinta che le tradizioni non abbiano soltanto effetti collaterali e aspetti negativi. La tradizione è anche uno scrigno di cose che ci servono, perché fanno parte del nostro background, del nostro patrimonio emozionale e genealogico».